BERNADETTA AKWERO, MAESTRA E FILANTROPA IN NORD UGANDA


Bernardetta Akwero, secondogenita di Maurenzio Oloya e Valeria Monia, nacque l'anno 1934 nel distretto di Gulu. Da quello che sappiamo, la vita di Bernardetta fu scandita dalle tappe fondamentali della fede cattolica: ricevette il battesimo, la comunione e la cresima. Intraprese la vita religiosa nella congregazione delle Piccole Sorelle di Maria Immacolata, ma il suo carattere forte, poco disposto alla remissività, la porto presto ad abbandonare la vita religiosa.


Si sposò con Peter Oola, un magistrato di origine Acholi, e da lui ebbe un figlio che morì poco dopo la nascita; i due coniugi non ebbero altri figli e, sia per tale motivo, sia per il suo carattere forte e combattivo, Bernardetta venne ripudiata dal marito.Negli anni '80 Bernardetta svolge la sua professione di insegnante di scuola materna alla P7 School di Anaka: essa non solo si distingue per le spiccate attitudini nell'insegnamento, mostrandosi come modello alle sue colleghe, ma rivela anche una forte propensione per i più poveri, gli orfani, gli anziani abbandonati e gli ammalati. Così, nel 1982 nasce il primo nucleo della sua opera di accoglienza: in tutto cinque ragazze cieche.


In piena guerriglia Come scrive Padre Giuseppe Clerici: «…Bernardetta sapeva bene affrontare i guerriglieri, li conosceva tutti per nome, perché erano di Anaka. Era sempre pronta ad affrontarli e con le sue parole riusciva a smorzarli nei loro bollori prepotenti e nella loro sete di rubare e minacciare». Nel 1986 a causa dell'inasprirsi della guerriglia, Bernardetta deve lasciare Anaka alla volta di Gulu: si stabilisce nel villaggio di Bardege, posto sotto la giurisdizione della Cattedrale, a 5 Km da Gulu.


Anche nelle più gravi difficoltà Bernardetta non perde il coraggio, anzi la sua determinazione cresce a tal punto che comincia ad accogliere tutti quelli che chiedono il suo aiuto. Nel 1988 gli orfani del St. Jude Thaddeus Orphanage (il nome originario dell'Istituto) sono già arrivati a 120. Instancabilmente continua la sua opera di accoglienza, bussa a tutte le porte possibili per ottenere aiuti concreti: trova volontari che l'aiutino nella gestione dell'orfanotrofio; le viene offerto pieno appoggio dai medici del St. Mary's Hospital Lacor, soprattutto dal dottori Piero e Lucille Corti e dal capotecnico dell'ospedale (che attualmente continua l'opera di Bernardetta) il comboniano Fratel Elio Croce, senza i quali, e sono parole di Bernardetta «…non si sarebbe potuto veramente gestire questo orfanotrofio».


Si spegne al St. Jude il 15 febbraio 1992 e le sue spoglie riposano nei pressi della piccola cappella dell'Orfanotrofio al quale dedicò tanta parte della sua intensa esistenza.