CHI SIAMO?
Fiston è il primogenito di una famiglia povera di Nkungu, quartiere di Mbobero, una parrocchia nella quale viviamo da 12 anni, nella diocesi di Bukavu. Ragazzino sveglio, intelligente, pronto ad aiutare i genitori in tutte le necessità della famiglia. La mamma dalla nascita è affetta da poliomielite e il papà in tenera età si ammala di tubercolosi. Vivono in una casetta di fango con un tetto di lamiere e tutt'intorno alla casa piantano fagioli e un po' di mais.
Con i suoi compagni ama fare a gara a chi sale più in fretta sugli alberi del campetto di calcio della Parrocchia. Ha 11 anni quando un giorno, perdendo gli appigli, cade a terra rompendosi la colonna vertebrale in più punti. Comincia il suo calvario e quello della sua famiglia. Viene ricoverato negli ospedali di Bukavu e di Ciriri e lì passa quasi due anni della sua vita, pieni di prove per questa nuova situazione che deve affrontare e accettare. Immobile, prima a letto e poi su una sedia a rotelle, con piaghe di decubito che gli procurano tante sofferenze fisiche e morali. Il papà sta con lui quasi tutto il tempo, lontano dalla famiglia per assistere il figlio e ogni 15 giorni fa un "salto" (2 ore di cammino su e giù per le colline) a casa per prendere un po' di farina di manioca e fagioli per poter preparare da mangiare lì in ospedale
Fiston ha tanto tempo per riflettere, per accorgersi di altri che soffrono intorno a lui, per regalare una parola di speranza a chi è in fin di vita. In ospedale chiede di potersi preparare a ricevere il Battesimo. Comincia così il suo cammino di scoperta della vita cristiana e in modo particolare di conoscenza di Gesù che donerà un senso alla sua vita e che cambierà quella di tutta la sua famiglia.
Segue con interesse il cammino del catecumenato e per il giorno del suo battesimo chiede un regalo speciale, inusuale per un ragazzo di quell'età e in quella situazione: la Bibbia nella sua lingua "mashi". Volentieri gliela regaliamo, credendo che diventerà per lui "lampada ai suoi passi e luce sul suo cammino". Con gli occhi pieni di lacrime Fiston accoglie il regalo con le mani aperte, dicendo: "Ora Gesù è veramente con me". Tutti siamo commossi. Gli diamo anche una borsa azzurra, di quelle che regalano in Italia le agenzie di viaggio. Felice, Fiston vi ripone dentro la sua Bibbia, chiude la cerniera e chiede al papà di mettere un chiodo sulla parete dove è il suo giaciglio. Così, appesa, sarà al riparo dei topi che circolano in casa soprattutto di notte. Fiston diventa "geloso" della sua Bibbia. Guai a chi gliela tocca. Solo col suo permesso possono andare a prenderla.
Inizia così un tempo di grande speranza. Fiston ritorna a casa, sembra che le piaghe si rimarginino. Lo aiutiamo con un po' di cibo ricco in proteine che lo aiuterà a riprendere le forze. Ogni mattina il papà lo porta all'esterno della sua capanna, lo lava, lo cura, e poi stende un piccolo lenzuolo colorato all'ombra di una pianta di papaia. Lì Fiston resta fino alle ore più calde quando il papà lo prende e lo riporta nel suo letto. A metà della mattinata chiede di portargli la Bibbia e comincia così la sua lettura "continua". Quando vado a trovarlo, mi fa tante domande su quello che non capisce, mi partecipa delle sue scoperte e della gioia che la Parola regala alla sua vita. Comincia a "contagiare" la mamma e il papà che quando lo vedono con un po' di forza gli chiedono di leggere la Parola ad alta voce, così la sentono anche loro. E lui lo fa volentieri.
Fiston chiede di poter prepararsi a ricevere il sacramento della cresima. Troviamo allora un giovane catechista che due volte alla settimana va per prepararlo. Ogni volta ritorna edificato dall'esempio di Fiston e dal suo amore per la Parola di Dio. Purtroppo le sue condizioni di salute peggiorano rapidamente, le piaghe si riaprono e le forze diminuiscono. Mi chiama e mi confida le sue preoccupazioni. Sente di avvicinarsi alla morte. Soffre al pensiero di lasciar soli i suoi genitori. Mi chiede di aiutarlo a "ritornare al Padre" e di affrontare questo passo serenamente. Parla come un adulto e non ha neanche 15 anni… Ha una fede da uomo maturo e ancora si interessa a chi soffre più di lui.
Comincio a visitarlo più spesso. Nel mese di maggio riceve la Cresima e sembra il ragazzo più felice del mondo. "Adesso sì che sono pronto a tornare a casa", esclama dopo la celebrazione. "A quale casa?" gli chiedono in molti. "A quella da cui sono partito", risponde lui. E si fa un gran silenzio. Legge spesso il salmo 22, sente che il Buon Pastore sta venendo a prenderlo per portarlo su pascoli di erbe fresche. Ora, non mette più la Bibbia nella borsa azzurra, se la tiene sempre con sé, dorme vicino a lui, se la pone sul cuore. Parola, presenza di Gesù che lo rincuora, gli dà coraggio e lo prepara al "grande viaggio". Gli ultimi giorni non ha più forza di parlare, vado spesso a trovarlo, gli stringo la mano, gli leggo qualche passo della Parola di Dio che ama di più e quando vedo che chiude gli occhi, mi fermo, aspetto in silenzio, prego. Quando li riapre vuol dire che posso riprendere la lettura. I salmi sono diventati il libro che ama di più. Cerco di scegliere quelli più "adatti" al tempo che vive. Mamma e papà seguono i nostri incontri dalla finestra, assetati di questo "cibo" speciale che sta nutrendo la vita interiore del loro figlio che sta "tornando al Padre".
Poco prima di morire mi confida il suo grande segreto: "Sai, Delia, speravo proprio di guarire anche se sapevo che non avrei più camminato in vita mia. Speravo di guarire per poter un giorno diventare catechista. Sì, ho imparato tanto da te, dai catechisti che mi hanno preparato a conoscere Gesù e a ricevere i sacramenti. Avrei voluto essere come voi, per far conoscere la parola di Dio ad altre persone. Avrei voluto anch'io diventare un missionario. Il Signore ora mi chiede di "partire". Sono quasi pronto. Ciao".
Ci lasciamo ma vado via preoccupata. Fiston respira male e non ha più voglia di mangiare. L'indomani al mattino presto il papà viene ad avvertirmi che Fiston "è tornato a casa". Chiede un lenzuolo bianco per avvolgere il corpo del suo amato figlio e un po' di soldi per comprare del cibo per quanti andranno a far visita alla famiglia per il funerale.
Tra canti di festa, preghiere e lettura di alcuni salmi da lui preferiti, Fiston viene deposto in una fossa scavata accanto alla sua capanna. Resterà lì, per sempre, a vegliare sui suoi cari. Tutt'intorno si respira una grande serenità.
Qualche giorno dopo il papà mi chiama. Vado volentieri a pregare sulla tomba di Fiston e parlare coi suoi genitori. Mi raccontano di quanto sono stati toccati dalla vita e dall'esempio di fede di Fiston. La Parola che lui leggeva loro ha toccato la loro coscienza, li ha spinti a interrogarsi sulla loro vita e desiderano ora fare un cammino di fede, prepararsi al matrimonio cristiano e ritornare a poter ricevere l'eucarestia. Così hanno fatto durante quasi due anni. Preghiera, preparazione, lettura della Parola di Dio, fino al giorno in cui hanno celebrato il matrimonio in Parrocchia e battezzato anche gli altri due figli più piccoli. Una gioia enorme, condivisa da tutta la comunità cristiana. Per loro Fiston è stato come una stella, che senza tante prediche, ha indicato loro come dovevano vivere, come comportarsi, come avvicinarsi a Dio, come lasciarsi toccare dalla sua grazia.
Alcuni mesi fa il papà di Fiston comincia a star poco bene e la tubercolosi a rifarsi viva. "Sai, Delia, stavolta vado proprio da Fiston", mi dice dopo la messa. Lo incoraggio e facciamo di tutto perché possa curarsi. Tra alti e bassi passano alcuni mesi e poi, quasi d'improvviso si sente molto male. Mi scrive una lettera, mi dice della pace interiore con cui sta vivendo la sua malattia e la preparazione al "ritorno al padre". Dice che non ha paura ora che è cristiano e che è "in ordine" coi sacramenti. Così si prepara all'incontro col Signore. Più volte si confessa e riceve l'eucaristia, che gli dà tanta forza; legge la Parola di Dio, quegli stessi passi imparati da Fiston. Quelle pagine della Bibbia sono "segnate" da tanta sofferenza, da tanta fede, da tanta speranza.
Così Baba Fiston "ritorna al Padre", si ricongiunge con suo figlio e dal Cielo continueranno a vegliare su tutta la famiglia. Tre mesi fa era nato un altro bimbo, l'han chiamato Fiston, gli rassomiglia troppo. La speranza riprende a fiorire in quella capanna.
Di tutto ringraziamo il Signore che attraverso la sua Parola ha dato forza, dignità, speranza a questa famiglia, a tutto il villaggio, all'intera Parrocchia.
Delia Guadagnini
Missionaria Saveriana
Bukavu - R.D. Congo